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Indice
I. Funzioni del Manoscritto Medievale
II. Produzione dei Manoscritti
III. Struttura del Libro
      1. Struttura del Testo
      2. Sistemazione del Testo
IV. Tipologie del Libro
V. Manoscritti Miniati
Back to the previous subchapter            III. 1.    La Struttura del Testo nei Manoscritti Medievali Note

La struttura dei libri moderni segue determinate convenzioni che ne semplificano le possibilità di consultazione. Infatti, anche quando non lo si legga per intero ci si aspetta di ricevere notizie su un determinato libro attraverso l’esame di alcuni elementi formali presenti in quasi tutti i libri quali il titolo, il nome dell’autore, l’indice, la premessa (introduzione, prefazione), le note etc. Oltre a ciò, questi elementi formali sono sempre posizionati in un ordine universalmente accettato all’interno di un dato volume. Ad esempio, il nome dell’autore (o del curatore), il titolo del libro ed il nome della casa editrice si trovano solitamente sulla copertina o nella prima pagina del volume stesso; l’introduzione dell’autore per i lettori è sempre posta prima dell’inizio del corpo del testo vero e proprio; l’indice si trova o all’inizio o al termine del libro e le annotazioni bibliografiche ed i commenti sono posizionate vuoi a piè di ogni pagina, vuoi al termine del testo.
I codici manoscritti medievali seguivano delle regole simili anche se non proprio le medesime. Anche in quest’epoca, infatti, ogni libro iniziava con il titolo e con il nome dell’autore, quando fosse conosciuto.
 
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A volte, la prima pagina di un manoscritto riportava una subscriptio, ovvero una iscrizione indicante il luogo e/o la data di pubblicazione del libro e/o il nome dello scrivano o del committente. Tanto la subscriptio quanto il colofone, un enunciato del medesimo contenuto del precedente solo posto alla fine del libro, quasi a fare da specchio alla subscriptio, sono elementi facoltativi che appaiono nei libri medievali solo sporadicamente. Per l’editoria rinascimentale i colofoni sono maggiormente frequenti delle subscriptio e, per i primi libri a stampa, i colofoni rappresentavano il simbolo o marchio della casa editrice. Entrambi questi elementi possono essere utilizzati per definire l’origine di un determinato manoscritto.

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Incipit”, ovvero inizia, è la formula che indica l’attacco del testo. Nei codici nei quali sono riportati diversi testi (i quattro Vangeli, o un’antologia di sermoni) solitamente si trovano altrettanti incipit di quanto sono i testi. L’incipit viene a volte confuso con il titolo o con la subscriptio per il semplice motivo che tutti cominciano con la parola incipit.

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Per la stessa ragione explicit, letteralmente “spiegato”, una formula che indica la fine del testo o di una sezione di esso, è spesso confusa con il colofone.
 
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I manoscritti che venivano acquisiti per le biblioteche, monastiche o secolari che fossero, erano sovente marcati con un bollo che ne segnalava l’appartenenza ad una particolare collezione o persona. Questi sigilli, detti ex libris, sono solitamente posti all’inizio del manoscritto e rappresentano una fonte di inestimabile valore per individuare la provenienza dei manoscritti stessi.
 
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L’indice o lo schema analitico del contenuto di un volume, fece la sua comparsa come conseguenza di una nuova inclinazione verso la lettura. Prima che intervenisse tale cambiamento i libri venivano letti senza soluzione di continuità dall’inizio alla fine. Questo era il modo di leggere meditativo tipico dell’ambiente monastico che non aveva alcuna necessità di dover rapidamente riconoscere e trovare una sezione particolare di un determinato libro. Con il XII secolo e la nascita del pensiero e del metodo di studio della Scolastica, la disposizione verso la lettura conobbe un profondo mutamento. Studenti, professori e predicatori, infatti, intendevano il libro più come uno strumento dal quale attingere informazioni e citazioni che come semplice oggetto di lettura. Questi nuovi lettori volevano e dovevano essere in grado di effettuare una rapida ricerca per argomenti in qualsiasi testo, tralasciando le parti che non erano di loro interesse. L’esistenza di un indice preliminare al testo divenne, quindi, un elemento fondamentale per ogni codice a partire dal XII secolo in poi. All’inizio gli indici erano delle semplici liste di titoli di capitoli ma in seguito diventarono schemi ragionati degli argomenti contenuti nel libro. Questo è il caso dei Decreti di Graziano, un complesso testo di giurisprudenza, che includeva non solo l’elenco del numero e del titolo dei capitoli ma anche una tavola sinottica con i compendi degli argomenti discussi in ogni capitolo e paragrafo.
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La numerazione delle pagine è una pratica che si sviluppò solo gradualmente nell’ambito dei manoscritti medievali. All’inizio i soli Quaderni erano segnalati attraverso l’uso di parole chiave o contrassegni. Il contrassegno era solitamente la prima parola della prima linea del Quaderno seguente e veniva scritto sul margine, nell’angolo basso a destra dell’ultimo foglio verso del Quaderno precedente. Più tardi venne introdotta la norma di indicare la sequenza dei Quaderni con numeri o lettere. L’insieme di questi segni era annotato dallo stesso copista autore del testo in modo che il rilegatore fosse in grado di rilegare i diversi Quaderni correttamente fra loro.

Due fattori portarono alla definitiva accettazione del metodi della numerazione dei fogli: lo sviluppo degli scrittoria e il cambiamento della funzione del libro. Fra XII e XIII secolo, infatti, il numero delle persone coinvolte nella industria dell’editoria era notevolmente aumentato: rubricatori, miniaturisti, correttori intervenivano tutti nella creazione di un libro. Una tale complessità di procedure non poteva che aumentare il pericolo di confondere la posizione non solo dei Quaderni ma anche dei bifolia all’interno degli stessi Quaderni. D’altro canto, le nuove generazioni di lettori a partire dal secolo XII avevano la pretesa di poter rintracciare facilmente e velocemente in un libro qualsivoglia informazione e citazione.

La numerazione dei fogli di un manoscritto si ha quando sono assegnati numeri solo al recto di un foglio. Questo metodo, usato raramente già nell’Antichità, diventò la regola a partire dal XII secolo. Tuttavia, esistevano diversi metodi. Uno di essi consisteva nel contrassegnare i fogli con una combinazione di lettere, numeri, o altri segni (asterischi, punti, cerchi, croci etc.) dove in primo luogo era dato il numero del Quaderno, e di seguito il numero del foglio all’interno del proprio Quaderno: Ai, Aii, Aiii to Aviii, Bi, Bii, etc. Questi segni erano posti nel mezzo del margine basso del foglio e qualche volta anche decorati. Non era quindi più compito del copista l’indicare le sequenza dei fogli: questo lavoro veniva adesso svolto da uno specialista dopo che il testo era stato completamente ricopiato, decorato e corretto.

La numerazione continua delle pagine di un manoscritto si ha nel momento in cui tanto al recto quanto al verso di un foglio vengono assegnati dei numeri sequenziali (ad esempio da 1 a 348). Questo tipo di numerazione apparve nel XII secolo e divenne comune per tutto il Basso Medioevo.

Oltre alla foliazione ed alla numerazione delle pagine, per aiutare la ricerca delle citazioni in certi libri di argomento liturgico venivano numerate anche le colonne (nel caso vi fossero più di una colonna per pagina) ed anche le righe.

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