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Indice
I. Funzioni del Manoscritto Medievale
II. Produzione dei Manoscritti
      1. Pergamena
      2. Papiro 
      3. Carta 
      4. Rigare linee
      5. Penna 
      6. Inchiostro 
      7. Doratura 
      8. Pigmenti 
      9. Rilegatura
III. Struttura del Libro
IV. Tipologie del Libro
V. Manoscritti Miniati
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5.    La Penna
Note

La familiare e tradizionale immagine del copista medievale al lavoro sul testo con la sua penna d’oca è abbastanza corretta. Gli inchiostri dell’epoca erano maggiormente densi e gelatinosi rispetto a quelli attualmente in commercio ma, mentre, abbiamo numerose ricette medievali per la fabbricazione degli inchiostri mancano assolutamente istruzioni per la produzione delle penne. Ogni letterato doveva quindi essere in grado di prepararsi da solo le proprie penne e non vi era così necessità alcuna di descriverne la preparazione. La lavorazione delle penne d’oca per ottenere dei pennini doveva essere un’attività talmente ovvia e familiare per tutti gli intellettuali, dall’Antico Egitto fino all’Inghilterra del XIX secolo, da non meritare nessuna menzione. Le piume migliori si ricavavano dalle remiganti di oca o cigno. È stato sostenuto qualche volta che le grafie minute venissero realizzate mediante l’uso di piume di corvo o cornacchia. Ciò sarebbe anche potuto essere possibile però occorre considerare la difficoltà di maneggiare una penna tanto piccola, in special modo quando si scrivesse una Bibbia di mille pagine, e le grafie minute, in fin dei conti, si sarebbero potute ottenere con una penna grande la cui punto fosse più finemente tagliata. I tacchini producono le penne migliori ma erano naturalmente sconosciuti all’Europa medievale.

Per un copista destrimane la penna maggiormente confortevole per lui doveva possedere una curva naturale sulla destra. Doveva quindi provenire dall’ala sinistra dell’uccello. Innanzi tutto, la punta finale veniva pulita e la maggior parte della peluria eliminata ed, infatti, le rappresentazioni medievali degli scrivani mostrano soltanto il fusto bianco e ricurvo. Le piume degli uccelli appena strappate o quelle trovate sulle spiagge sono troppo flessibili e devono, quindi, essere rese più dure. Per far ciò queste potevano essere o lasciate a seccarsi per qualche mese o bagnate in acqua ed in seguito spente in vaschette piene di sabbia incandescente per qualche minuto. A questo punto la grassa pellicola esterna al fusto ed il midollo interno ad esso possono essere facilmente eliminati e ciò che resta è un semplice tubo trasparente e vuoto. La punta viene affilata da entrambi i lati mediante un corto coltello affilato - coltello da penna – nella forma di pennino. Poi viene ammorbidita fra le mani (con un movimento simile a quello che si fa per pelare le patate) e una piccola fessura viene aperta al centro del pennino. Infine, tenendo la penna col pennino fermamente appoggiato su una superficie, il copista taglia la parte estrema del pennino rimuovendo una porzione di circa un millimetro per produrre un taglio squadrato e pulito.

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Il copista medievale sicuramente preparava la sua penna abbastanza velocemente e senza grandi sforzi. Il taglio finale del pennino doveva essere ripetuto più volte nel corso della stesura di un manoscritto dal momento che la fessura sulla punta tendeva ad allargarsi a causa dell’uso.

Giovanni di Tilbury, uno degli studiosi facenti parte del circolo di Thomas Becket nel XII secolo, descrive come un impiegato sotto dettatura aveva bisogno di affilare il suo pennino così spesso che egli teneva fra sessanta e cento penne d’oca già pronte. Ciò implica che un normale copista poteva affilare il suo pennino almeno sessanta volte nel corso di una giornata di lavoro.

Le rappresentazioni medievali dei copisti sono assai comuni sia nella forma di ritratti dell’autore all’inizio del testo, tanto come parte della classica iconografia relativa agli Evangelisti e ai Padri della Chiesa rappresentati mentre studiano. Così vi sono immagini di uomini con penne da tutti i periodi del Medioevo.

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In particolare nei Libri delle Ore, che spesso aprono la sezione delle Sequenze dei Vangeli con la miniatura di S. Giovanni che scrive sull’isola di Patmos, lo stesso santo viene rappresentato mentre guarda la sua penna, la affila (tenendo la punto verso il corpo e non verso l’esterno come si usa nel temperare le matite), mentre la scortica con il coltello, scrivendo, ponendola dietro il proprio orecchio; così si ha il quadro di tutte le attività più familiari per il trascrittore.

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