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Indice
I. Funzioni del Manoscritto Medievale
II. Produzione dei Manoscritti
      1. Pergamena
      2. Papiro 
      3. Carta 
      4. Rigare linee
      5. Penna 
      6. Inchiostro 
      7. Doratura 
      8. Pigmenti 
      9. Rilegatura
III. Struttura del Libro
IV. Tipologie del Libro
V. Manoscritti Miniati
Back to the previous subchapter            II. Materiali e Tecniche della produzione dei Manoscritti
3.    Carta
Note

Vi sono numerosi manoscritti medievali scritti su carta. Già nel XV secolo i piccoli libri economici per i preti e gli studenti erano fatti di carta più che di pergamena. Ma anche le librerie degli aristocratici possedevano libri su carta. Alcuni manoscritti di carta sono sopravvissuti con i entrambi i fogli esterni dei fascicoli di pergamena, forse perché la pergamena essendo più resistente proteggeva meglio queste parti che erano maggiormente sottoposte all’usura. La carta fu un’invenzione cinese, risalente forse al II secolo e questa tecnica di produzione impiegò circa mille anni per giungere, attraverso il mondo arabo, in Occidente. A partire dal XIII secolo c’erano mulini per la produzione di carta in Spagna, Italia ed in Francia dal 1340, in Germania dal 1390 ma probabilmente, non per l’Inghilterra dove occorre attendere il tardo XV secolo. La carta era esportata dai luoghi di produzione in tutta Europa (vedi la mappa).

Intorno al 1400 la carta divenne un mezzo comune per piccoli volumi di sermoni, libri di testo economici, opuscoli popolari e così via. Non più tardi del 1480 una regola dell’Università di Cambridge prevedeva che i soli libri di pergamena fossero accessibili al prestito. La carta veniva, dunque, considerato materiale irrilevante. Fu con l’invenzione della stampa negli anni cinquanta del XV secolo a trasformare il mercato ed il volume di produzione della carta tanto da abbatterne i costi e da farne, nel tardo XV secolo, il supporto per tutti i libri a parte i più lussuosi.

La carta medievale era fatta da cenci di lino. È infatti maggiormente resistente e duratura della carta moderna a base di polpa di legno e gli scrivani del XV secolo si sbagliavano nel considerare scarsa la sua affidabilità. La carta di cenci veniva fatta come segue: gli stracci bianche erano selezionati e lavati minuziosamente in una tinozza con buchi di drenaggio e poi lasciati a fermentare per quattro o cinque giorni. In seguito, i cenci che vanno disintegrandosi sono tagliati a pezzi e battuti per alcune ore in acqua corrente, lasciati macerare per una settimana e poi battuti ancora e così via per molte altre volte fino al momento in cui si trasforma in una polpa fluida. Allora viene versata in una grande tinozza. Un telaio di fili veniva immerso nella vasca e , una volta estratto, tirava su una pellicola di fibre bagnate; poi veniva scosso e liberato dalle sgocciolature e finalmente svuotato su un panno di feltro. Su di esso si poneva un altro panno di feltro e così ogni foglio umido veniva posizionato all’interno di una struttura fatta di strati di fogli di carta e di panni feltro alternati. In seguito, questa struttura multistrato veniva pressata per togliere l’acqua in eccesso ed i fogli di carta rimossi e posti ad asciugare. Una volta pronti, i fogli venivano imbozzimati attraverso l’immersione in una colla animale ottenuta dall’ebollizione di scarti di pellame.

L’imbozzimatura rendeva la carte meno assorbente e le consentiva di trattenere l’inchiostro. In questo stadio, i fogli potevano essere nuovamente pressate per essere resi maggiormente piani. Qualche volta, in particolare nell’Italia del nord est (certamente sotto l’influenza araba) la carta veniva lucidata per mezzo di una pietra levigata per ottenere una superficie lucida. Accade che il telaio lasci delle righe nei punti dove la polpa di carta era più fina e, a partire dal 1300, i produttori di carta europei iniziarono ad inserire nell’intreccio del telaio dei bolli in modo che immagini divertenti o emblematiche fossero anch’esse impresse nello spessore della carta. Questi marchi erano invisibili quando il foglio era steso o piegato in un libro ma risultavano ben visibili controluce. Questo tipo di filigrana divenne pian piano un mezzo per distinguere i diversi mercati e luoghi di produzione della carta.

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Prima che uno scriba medievale potesse iniziare a scrivere un manoscritto occorreva decidere se usare carta o pergamena. La carta era più economica e leggera avendo anche il vantaggio di venir fornita già nell’esatto formato necessario. La pergamena, ritenuta maggiormente resistente, possedeva anche una superficie rugosa che permetteva una maggiore flessibilità nell’uso della penna rispetto alla piattezza della carta. I manoscritti più belli ed elaborati erano, quindi, prodotti con la pergamena, che era infatti utilizzata per i Libri della Ore e ed altri libri tradizionali destinati ad una lunga vita.

La pergamena e la carta così come venivano finiti dai lavoratori della pergamena o da quelli della carta erano forniti in grandi fogli rettangolari. Un libro non è fatto di singole pagine ma di paia di fogli ovvero bifolia. Diversi paia di fogli sono assemblati assieme uno dentro l’atro, piegati verticalmente fino alla metà e possono essere incollati nel mezzo della piega centrale per ottenere un libro nella sua forma più semplice. Ognuna di queste giunzioni di bifolia ripiegati è detto fascicolo o quaderno. Generalmente tutti i manoscritti medievali sono costituiti da fascicoli. Un manoscritto è un’entità formata dall’assemblamento in sequenza di unità più piccole. Scrivani e miniaturisti lavoravano un fascicolo per volta. Esaminando oggi un manoscritto medievale, il primo compito deve essere quello di scrutare il centro dello stesso per individuare le legature e comprendere dove fisicamente iniziano e finiscono i diversi fascicoli. Un fascicolo è di solito costituito da otto fogli ovvero da quattro bifolia. Nei primi manoscritti irlandesi e nei libri italiani del XV secolo i fascicoli potevano spesso essere di dieci fogli. Le piccolissime Bibbie del tredicesimo secolo, che utilizzavano pergamena estremamente fina, erano solitamente fatte con fascicoli costituiti da dodici, sedici o anche ventiquattro fogli. Alle volte un libro era fatto principalmente di fascicoli da otto fogli ma finiva con uno di sei o dieci poiché la conclusione del testo vi entrava più comodamente. Altre volte, all’interno di un medesimo manoscritto potevano trovarsi fascicoli di lunghezza irregolare e ciò indica come il libro venne effettivamente assemblato.

Come già detto, esistono notevoli differenze fra i due lati della pergamena, la Parte della pelle (interna) e la Parte del Pelo. Anche nella carta prodotta a mano, ad un attento esame, è possibile individuare da quale parte la filigrana e le tracce del telaio vennero impresse. Praticamente senza eccezioni, lungo una storia di produzione editoriale europea di oltre mille anni, in ogni possibile circostanza, le superfici delle pagine corrispondevano: la Parte della pelle (interna) era di fronte alla Parte della pelle (interna)), e la Parte del Pelo collimava con la Parte del Pelo, e per la carta, la parte filigranata era di fronte ad un’altra. È un fatto straordinariamente costante ed anche sorprendente in quanto i manuali dell’arte no ne fanno menzione alcuna. Un’interruzione di tale regolare sequenza è così raro da poter essere considerata senza dubbio una della prime indicazioni che nel manoscritto mancano alcune pagine.

Se prendiamo un foglio di carta ordinario dalla forma oblunga, colorato o comunque in qualche modo marcato da una sola parte, e lo si depone orizzontalmente su una tavola con la parte colorata in alto, e poi lo si pieghi centralmente a metà secondo la sua altezza verticale, la forma così ottenuta sarà detta foglio. Se adesso lo si piega ancora una volta a metà, piegandolo secondo la sua metà orizzontale, resta oblungo ma maggiormente quadrato ed il suo formato si dice quarto, poiché è composto da quattro spessori ripiegati. Piegandolo ancora a metà il blocco cartaceo diviene un ottavo della forma originale e viene detto ottavo. Immaginando che esso sia un fascicolo all’interno di un libro avrà una piega centrale e margini non tagliati. Aprendo con u tagliacarte o con un dito i margini pagina dopo pagina si potrà notare come la Pagina I è bianca, le Pagine 2 e 3 che sono l’una di fronte all’altra, sono colorate, 4 e 5 sono di nuovo bianche e corrispondenti e così via. Se si fosse trattato di pergamena, non importa quante volte lo si poteva piegare, Parte della pelle (interna) del foglio era di fronte alla Parte della pelle (interna), e la Parte del Pelo collimava con la Parte del Pelo. Presumibilmente questo era il metodo con il quale si piegavano i fascicoli nel Medioevo. Durante l’Alto Medioevo, gli scrivani probabilmente assemblavano i loro fascicoli e vi scrivevano sopra nel corso della copiatura del manoscritto. Ma a partire dal XV secolo i Cartolai erano certamente in grado di fornire e vendere carta o pergamena già assemblati in fascicoli.

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