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Indice
I. Funzioni del Manoscritto Medievale
II. Produzione dei Manoscritti
III. Struttura del Libro
IV. Tipologie del Libro
V. Manoscritti Miniati
    1-2. Storia, artisti e opere
    3. Tecnica della miniatura
Back to the previous subchapter            V. I manoscritti miniati ed illustrati
1.    Per una breve storia dei manoscritti miniati
Note

I primi manoscritti miniati ed illustrati datano all V sec. d.C., tuttavia libri e rotoli venivano decorati anche in epoca classica. Infatti, è plausibile che i rotoli di papiro fossero decorati nell’antico Egitto ed in Grecia; inoltre, autori latini quali Varrone e Marziale, riferiscono dell’esistenza di ritratti degli autori all’interno dei manoscritti Romani. La grande diffusione della pratica di illustrare i manoscritti è comunque una conseguenza dell’invenzione del libro vero e proprio, ovvero, il passaggio dal rotolo di papiro ai codici consistenti in fogli di pergamena rilegati insieme. Questo cambiamento prese piede in un periodo compreso fra il II ed il IV secolo d.C. L’arte di illustrare i manoscritti rimase un’arte fiorente almeno fino al XVI secolo quando i codici manoscritti riccamente decorati vennero lentamente sostituiti dai libri stampati.
 
 

2. Gli Artisti e le opere

Durante l’Alto Medioevo, la maggior parte degli autori di miniature erano monaci – raramente monache, membri del clero secolare o laici – che lavoravano negli scrittoria dei monasteri a fianco degli scribi o scriptores che erano di solito monaci anch’essi.

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Questi artisti illustrarono diverse varietà di manoscritti quali i libri necessari al servizio liturgico, quelli per la devozione privata, così come le numerose letture, comprese quelle secolari, che costituivano il patrimonio culturale del periodo ereditato dall’antichità. Nonostante che nel Basso Medioevo, ed anche durante il Rinascimento, i manoscritti continuassero ad essere illustrati e decorati in monasteri e conventi (a tal proposito occorre ricordare che nei Paesi Bassi del XV secolo furono particolarmente attivi i Certosini ed i Confratelli della Vita Comune), numerosi miniaturisti erano ormai artigiani laici specializzati che lavoravano secondo una tipica organizzazione di bottega, con l’aiuto di collaboratori ed apprendisti. Infatti, già a partire dall’XI e XII secolo fanno la loro comparsa lavoratori laici salariati che venivano chiamati ad operare all’interno dei monasteri per il breve periodo necessari all’esecuzione del lavoro loro affidato. La maggior parte degli artigiani professionisti impegnati nella decorazione dei manoscritti lavorava esclusivamente sulle miniature ma alcuni erano impegnati anche nella realizzazione di opere su più larga scala come affreschi e pale di altare. Questi stessi artigiani erano solitamente membri delle corporazioni dei pittori o di quelle interessate alla commercializzazione dei libri (scrivani, rilegatori, librai) ma la situazione variava da città a città. Fino al Basso Medioevo, la gran parte degli artigiani professionisti impegnati nella decorazione dei manoscritti rimaneva anonima, infatti, non ci sono pervenute firme certe di illustratori prima dell’VIII/IX secolo periodo per il quale possediamo due autografi. Al contrario, gli scrivani iniziarono a firmare con i propri nomi almeno a partire dal 586 come indica il caso del Vangelo di Rabula. Anche se la mancanza di firme di artisti può essere messa in relazione al fatto che, in alcuni casi, il copista e l’illustratore erano la stessa e medesima persona (come nel caso del Vangelo di Lindisfarne scritto dal vescovo Eadfrith nel 716), bisogna tener presente che tali autografi rimangono poco frequenti fino al Basso Medioevo. Grazie al continuo miglioramento della condizione dell’artista, che passa dallo status di semplice artigiano a quello di artista riconosciuto, gli stessi miniaturisti decoratori iniziarono a prendere maggiore coscienza della loro posizione sociale. Non a caso, proprio a partire dal XII secolo, si può notare non solo un aumento delle firme in calce alle opere ma, altresì, il fatto che l’auto rappresentazione degli stessi artisti cominciasse ad essere un evento maggiormente frequente

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Con il XIII secolo, il numero di documenti sopravvissuti e giunti fino a noi anche se di natura essenzialmente giurisprudenziale (contratti, cartelle esattoriali), aumenta e, quindi, si amplia considerevolmente la quantità di informazioni a disposizione intorno agli artisti laici. Le maggiori informazioni sui miniaturisti, naturalmente provengono da quelle città nelle quali la produzione di libri e manoscritti rappresentava un’occupazione economica di assoluta rilevanza. Le città universitarie, quali Bologna, Parigi, Oxford e Cambridge, essendo i centri più importanti per il commercio e la produzione dei libri e dei manoscritti, giocarono, infatti, un ruolo fondamentale nella storia dell’editoria. In principio, durante la fase iniziale della tradizione della decorazione dei manoscritti, il miniaturista veniva personalmente istruito all’interno del monastero, benché esistessero già alcuni manuali tecnici sull’argomento. In seguito, aumentando il numero degli artefici laici, il conseguimento delle necessarie abilità tecniche avveniva attraverso l’apprendistato di bottega, seguendo le regole dettate dalla corporazione d’appartenenza. Spesso i miniaturisti si dividevano fra loro i diversi compiti necessari alla realizzazione di un opera. Infatti, i differenti stadi dell’esecuzione dell’opera potevano essere eseguiti da membri diversi di una medesima bottega; il maestro d’officina era, comunque, responsabile per la realizzazione delle parti più complesse e fondamentali, quali il disegno della struttura stessa della miniatura, mentre agli apprendisti, erano riservati compiti semplicemente meccanici e meno difficoltosi, benché noiosi e faticosi, come la preparazione della base o il rafforzamento a inchiostro del disegno della struttura della miniatura di cui sopra. In alcune occasioni, vari fogli di un codice ancora non rilegati potevano essere affidati per la decorazione a diversi miniatori. In tal caso, si doveva prestare un grande attenzione alla armonizzazione globale del lavoro. Lo stesso si può dire avvenisse nella situazione in cui un progetto iniziato e non portato a compimento venisse affidato ad altri artisti per il suo completamento: il programma decorativo iniziale era dunque seguito il più fedelmente possibile, grazie anche agli schizzi della struttura delle miniature presenti. Un esempio quattrocentesco famoso di tale stato di cose è il lavoro di completamento fatto da Jean Colombe dell’opera dei fratelli Limbourg intitolata Très Riches Heures del Duca di Berry. Jean Colombe, infatti, mantenne esattamente la struttura della composizione originale probabilmente anche su ordine del possessore del celebre Libro delle Ore. Le miniature e le decorazioni potevano largamente variare in complessità e difficoltà di realizzazione; la più semplice ornamentazione era quella dei margini, ovvero i marginalia, anche se questi stessi potevano a volte essere assai intricati rappresentando figure complesse di animali, mostri e caratteri umani.

Le lettere iniziali di un testo erano molto spesso decorate, sovente con una scena, nella qual caso vengono chiamate iniziali istoriate.

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Le miniature maggiormente ambiziose riempivano un quarto, una metà o addirittura l’interezza di una pagina. A causa della loro figura quadrata, queste miniature molte volte imitavano la configurazione delle pitture su larga scala. I miniaturisti facevano anche largo uso di libri di modelli dai quali ricavano forme e disegni per le loro proprie miniature.
 
 

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I libri contenti i modelli solitamente racchiudevano vari studi sul mondo del vivente e copie di ogni sorta di rappresentazioni artistiche, e frequentemente passavano da artista ad artista o da bottega e a bottega. Nel corso del Tardo Medioevo, alcuni libri contenti i modelli estremamente ben fatti potrebbero anche aver assolto la funzione di articoli pubblicitari per mostrare alla potenziale commitenza le capacità dell’artefice. Nello stesso periodo, furono prodotti per il mercato d’arte e, a volte, per l’esportazione, dei fogli singoli contenenti miniature che, in seguito, sarebbero state inserite in codici già rilegati come decorazione. Tuttavia, questa pratica destabilizzava la posizione delle botteghe permanenti tanto che le corporazioni forzarono gli autori di miniature a marcare le proprie produzioni con un sigillo proibendo, al contempo, l’importazione di fogli singoli miniati dall’esterno. Un decreto del genere venne emanato dalla città di Bruges nel 1426. Tutti i manoscritti miniati ed illustrati ebbero sempre grande circolazione e furono continuamente copiati. In particolare, quelli suntuosamente decorati venivano regalati come doni diplomatici o per matrimoni. Ogni studioso o monaco in viaggio portava con se i propri libri per donarli infine alla propria biblioteca madre.

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