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Indice
I. Funzioni del Manoscritto Medievale
II. Produzione dei Manoscritti
III. Struttura del Libro
      1. Struttura del Testo
      2. Sistemazione del Testo
IV. Tipologie del Libro
V. Manoscritti Miniati
Back to the previous subchapter            III. La Struttura del Testo nei Manoscritti Medievali
2.    Sistemazione del testo
Note

1.Le Lettere

Dal momento che i libri medievali erano scritti a mano, per facilitarne la lettura vennero elaborate speciali

Nell’Alto Medioevo, l’intero testo, a parte l’incipit e le iniziali, veniva redatto in uno stesso stile. In seguito, vi furono notevoli sviluppi. Per meglio visualizzare la separazione fra testo e commento (o un insieme di commenti), differenti tipi di grafie erano adoperate su una medesima pagina, stampatello così come diversi corsivi.

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Il titolo di un libro e gli incipit delle varie parti di un libro erano di regola scritte con un particolare stile decorativo che poteva perfino renderne difficoltosa la lettura.

Lettere più grandi, in rosso o raramente in blu, erano usate per indicare l’inizio di una sezione. Queste sono dette iniziali. Le stesse potevano essere riccamente decorate.

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A partire dal XII secolo, alcune lettere, le cosiddette litterae notabiliores, più grandi del resto del testo ma più piccole rispetto alle iniziali, erano utilizzate per denotare le divisioni minori del testo.

Per facilitarsi il compito e rendere più veloce la riproduzione di un manoscritto, gli scrivani medievali usarono numerose abbreviazioni. Queste venivano principalmente usate nei testi Latini e i Greci anche se i manoscritti volgari tardo medievali mostrano numerose abbreviazioni. Vi sono tre categorie principali di abbreviazioni: le sospensioni, nelle quali viene accorciata la fine di una parola; contrazioni, nelle quali un’altra porzione della parola stessa risulta abbreviata; i simboli della abbreviazioni che prendono il posto di intere parole. Quest’ultimi spesso sono stati tramandati dall’Antichità come per esempio la cosiddetta annotazione tironiana: & per “et.” Ovunque, le abbreviazioni erano usate per denotare nomi santi come nel caso di Xpc per Cristo.

  2. Divisione del Testo

Il testo dei libri medievali fino al primo millennio della nostra era, erano più o meno un flusso ininterrotto di parole senza alcuna delle interruzioni alle quali è abituato il lettore moderno. Le parole, infatti, non erano sempre separate le une dalle altre, non vi era divisione in paragrafi o capitoli, e le note non erano distinguibili dal discorso dell’autore. Inoltre, speciali grafie altamente decorative aggiungevano altri problemi alla leggibilità del libro. In conclusione, tali libri non erano prodotti per essere letti rapidamente ed anzi, alle volte, non era proprio previsto che venissero letti: erano, invece, spesso regali prestigiosi o manufatti artistici per i quali l’aspetto estetico era maggiormente importante del contenuto.

Per questo motivo, probabilmente anche a partire dallo stesso Alto Medioevo, i libri intesi per lo studio più che per il piacere estetico, erano organizzati in altro modo. Ad esempio, la Bibbia di studio era praticamente priva di decorazioni, veniva scritta in stampatello leggibile ed il testo era suddiviso in capitoli e versi.

Nel XII secolo apparve una nuova generazione di lettori, con nuove esigenze rispetto all’organizzazione del testo. Ciò ebbe una notevole influenza sul modo generale di organizzare il testo, incluso la sua suddivisione in diverse parte e sezioni.

A questo punto, le parole sono una separata dall’altra. Lo stesso testo era diviso in capitoli e sottocapitoli, con le intestazioni contenenti numeri o parole o entrambi. La pratica di numerare i capitoli, anche se nota fin dall’Antichità, divenne la norma solo dal XII secolo. Questa numerazione veniva posizionata sul margine, accanto al testo. Nei manoscritti più antichi, che ne erano privi, venne inserita successivamente dai lettori In seguito, i titoli dei capitoli combinavano insieme il numero ed il contenuto del capitolo. Nella maggior parte dei casi i titoli dei capitoli no erano opera dell’autore del testo. In effetti, nei manoscritti più antichi vennero inseriti successivamente dai lettori del XII secolo Più tardi, gli scribi copiarono gli stessi testi con i titoli, inserendoli nelle corrette posizioni nel corpo del testo e, soprattutto, costruirono indici analitici grazie ai quali, combinandosi titoli dei capitoli e numeri di pagine, si ottenne un pratico sistema di riferimento e consultazione.
 

L’uso di lasciare spazio ai margini del testo prese piede a partire dal secolo XII per marcare interruzioni del testo stesso e per le note. Il margine superiore era lasciato per i titoli correnti o testatine che rispecchiavano i titoli dei capitoli. I titoli correnti o testatine risultavano molto utili per scorrere velocemente il testo. La spaziatura su entrambi i margini con relative annotazioni era assai pratica nei testi teologici e legali per i quali il lettore necessitava una guida per sviscerare tali complesse materie. Nel corpo stesso del testo i diversi stadi della trattazione erano distinti attraverso litterae notabiliores. Inoltre, alcune parti dell’argomentazione erano indicate e contrassegnate da speciali sigle quali “quaestio”, “prima causa,” “secunda,” “objectio,” “responsio,” “distinctio,” etc.

I margini venivano anche usati per indicare riferimenti bibliografici, anche incrociati, e note.

Riferimenti bibliografici divennero particolarmente importanti a partire dal XIII secolo quando, invece di glossare il testo, gli editori preferirono fornire strumenti per suddividere ed individuare i diversi testi contenuti in un medesimo volume, ad esempio in un libro di Aristotele, distinguere il commento di Averroè sul testo aristotelico dal scritto originale dello Stagirita. Tali riferimenti erano anche utili per poter rapidamente ritrovare una particolare sezione di un testo per mezzo di un indice posto in volume separato, come nel caso delle concordanze bibliche.

Le concordanze collegavano diverse parti dello stesso manoscritto.

Le note prima del tredicesimo secolo, e spesso anche successivamente, erano inserite proprio all’interno dello stesso corpo principale del testo invece di essere poste sui margini. Nel corso del tempo, fu elaborato un sistema di segni per indicare le note. Il testo delle note sarebbe stato di solito indicato attraverso punti o virgole sui margini e, ogni tanto, l’intero testo poteva essere compreso da una linea. La fonte di una nota (l’abbreviazione del nome dell’autore) sarebbe stata posta accanto alla medesima, sullo stesso margine.

3.Disposizione del Testo

Prima del XII secolo un qualsiasi testo era normalmente scritto su una o due colonne della stessa grandezza, implicando perciò l’uguaglianza dei contenuti in entrambe le colonne. Nel caso in cui uno scrivano o un lettore successivo avesse sentito la necessita di aggiungere qualcosa o di discutere il testo, o di commentarlo in qualche maniera, questa addizione (detta glossa) sarebbe stata inserita fra le righe o posta sui margini senza seguire alcun ordine particolare.

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A partire dal XII secolo tre campi del sapere medievale, ovvero teologia, giurisprudenza e studi biblici, contribuirono a creare una nuova tendenza verso la disposizione spaziale del testo sulla pagina. La ragione per una tale innovazione stava nella necessità di riuscire a presentare l’importanza del testo originale pur circondato dall’insieme dei commenti tradizionali. I migliori esempi di tale ricerca sono la Glossa Ordinaria (Bibbia commentata), le Sentenze di Pietro Lombardo (esposizione concisa delle dottrine della patristica), e i Decreti di Graziano (commenti alla legge canonica); tutti questi testi appartengono alla metà del XII secolo. Queste composizioni tentano di presentare il testo originale ed il corpus dei commenti tutto su una medesima pagina in modo d rendere più accessibile la comprensione di una fonte tanto importante.

Vi erano diversi modi di disporre il testo su una pagina, pur essendo la maggiore caratteristica comune a tutti questi diversi metodi il concentrarsi più sul commento che sul testo originale. Nel caso delle Bibbie glossate, il testo principale veniva scritto nella piccola colonna centrale ma con una grafia grande, chiara e ben spaziata. Le glosse, scritte in una grafia ben più piccola, qualche volta in corsivo, scorrevano parallelamente ai lati del testo principale, e due righe di glossa corrispondevano ad una del testo principale. Effettivamente, il testo delle glosse diveniva un vero r proprio scritto e se stante che trovava spazio, quindi, in colonne a destra e sinistra del testo principale, per le quali una posizione precisa doveva essere assegnata precedentemente, già nel corso del Rigare/Tracciare le linee. L’inizio di ogni singola glossa era largamente collegato con il corrispondente luogo nel testo principale. Le parole chiave, o lemmata, venivano distinte nei commenti attraverso la sottolineatura.

Il testo del commento seguì uno sviluppo simile a quello del testo principale: le diverse parti erano indicate mediante lettere più grandi, segni ai margini, e la divisione del testo in piccole differenti porzioni. Le note, in principio inserite nelle glosse stesse, vennero poi segnate da punti sui margini ed il nome abbreviato dell’autore consentiva l’identificazione della fonte. In seguito, lo scritto del commentatore fu distinto da quello della sua fonte attraverso una divisione in paragrafi.
 

I libri illustrati del Medioevo avevano una struttura completamente differente: qui, infatti, le miniature giocavano un ruolo centrale mentre il testo era una semplice didascalia.

I libri miniati erano qualcosa a metà strada fra i libri universitari e quelli illustrati: il testo aveva un ruolo importante ma le miniature sia illustravano il testo o ne chiarivano meglio il significato o semplicemente lo accompagnavano.

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